Tecniche di scrittura

Emozionare in narrativa: come si fa?

30 Aprile 2021
EMOZIONARE IN NARRATIVA

Emozionare i lettori è una delle funzioni principali di un’opera narrativa. Se ci hai fatto caso, i libri che ti sono rimasti impressi hanno suscitato in te sensazioni forti, anche diverse tra loro o contrastanti. Se prosegui con la lettura, significa che quel libro tocca le corde giuste.

Le emozioni sono il collante dei ricordi, me lo ripeteva sempre il mio maestro di scrittura creativa. Ed è vero. Anche nella vita associamo determinati eventi alle emozioni che abbiamo provato in quegli istanti e li archiviamo in cassetti ben precisi nella nostra mente, anche senza volerlo. Sono le sensazioni provate a richiamare i ricordi alla memoria.

Accade lo stesso quando ci immergiamo in un mondo narrativo. L’immedesimazione e il coinvolgimento ci portano a vivere gli eventi della storia come fossero reali, sfaccettature di vita che solo attraverso la narrazione possiamo sperimentare e che rafforzano l’empatia nei confronti di quella determinata opera.

Emozionare con le parole è un’arma potente che ti permette di catturare il lettore per sempre.

Come fare a emozionare, quindi?

Anche se si parla di emozioni, ciò non significa che non ci siano delle tecniche che possano aiutarti in questo. Ma prima di passarle in rassegna, ti faccio una domanda: come agiscono le storie su di te?

 

 

Cosa ti fa emozionare?

Per capire in che modo emozionare il pubblico, ti invito ad analizzare le tue reazioni con obiettività e razionalità. Sì, hai capito bene, niente a che fare con le emozioni, ma è importante che tu capisca in che modo e perché alcune storie ti hanno emozionato più di altre, per poi riuscire a riprodurre lo stesso effetto sui chi legge quello che scrivi. Per farlo puoi seguire questi tre passaggi:

  • scegli un libro che ti è piaciuto molto; se hai tempo rileggilo per intero o in alcune sue parti con lo scopo di individuare i passaggi del testo che ti hanno colpito ed emozionato
  • cerca di circoscrivere l’emozione che hai provato: gioia, tristezza, dolore, stupore, entusiasmo, abbattimento
  • a seconda della sensazione provata, cerca nel passaggio, nelle frasi o nell’andamento della storia gli elementi che ti hanno fatto provare quell’emozione

È un processo che richiede tempo, ma è un esercizio utile per imparare a gestire le emozioni in narrativa. Passiamo adesso alle tecniche.

 

 

Tecniche narrative per emozionare

Ti prometto che non sarà una noiosa lezione “accademica”. Proverò semplicemente a darti qualche spunto e strumento da utilizzare per colpire i tuoi lettori dritti al cuore.

Vediamo che cosa puoi fare per emozionare il tuo pubblico e portarlo all’interno delle pagine della storia che stai scrivendo.

 

#SPERIMENTA LE EMOZIONI CHE VUOI TRASMETTERE

Chi scrive dovrebbe sempre avere con sé un taccuino o un supporto per catturare un’idea quando passa. Non è leggenda, è verità. Le idee vanno e vengono; puoi illuderti di ricordarti quello che ti è venuto in mente, ma con tutte le cose che ognuno di noi deve fare ogni giorno il rischio di dimenticarsene è davvero molto alto.

Quindi, se sei in fila alla Coop in attesa di entrare a fare la spesa (le file ultimamente non mancano mai!) e comincia a piovere, è un’ottima occasione per carpire in tempo reale le sensazioni che trasmettono le gocce che ti cadono sul viso – o sugli occhiali –, descrivere il modo in cui ti tiri il cappuccio sopra la testa, in cui ti guardi intorno in cerca di un riparo o cerchi invano un ombrello mignon dentro la borsa. O rimetti a posto il carrello vanificando mezz’ora di fila perché tanto nel frigo qualcosa per cena lo trovi.

Cattura il momento e conservalo per un’ipotetica scena in cui farai piovere sui tuoi personaggi.

 

#EMOZIONARE CON I SENSI

Quando passeggiamo per strada o stiamo seduti in un ufficio, quando apriamo una finestra o ci mettiamo a cucinare, quando facciamo un viaggio in moto o saliamo su una nave, siamo investite da sensazioni diverse. Se sono al porto in attesa del traghetto, quello che vedo non sono solo le fattezze della nave, i suoi colori o la linea aerodinamica; sento piuttosto il profumo del mare, il sale sulle labbra, il verso dei gabbiani e il chiacchiericcio delle persone che stanno acquistando il biglietto. Le mani mi si seccano a causa della salsedine trasportata dal vento, i capelli mi fanno solletico sul collo e mi vanno davanti agli occhi, si aggrovigliano tutti.

Ecco cosa significa usare i sensi. La vista è sopravvalutata. Pensa a un bambino: quando nasce non ci vede bene eppure è sensibilissimo a ogni cosa che lo circonda, ai suoni che sente, la tua voce lo calma; alle carezze, al caldo e al freddo; sperimenta con il gusto, mette tutto in bocca.

Assapora la situazione che stai descrivendo con tutto il corpo e fai fare lo stesso ai tuoi personaggi. È una splendida occasione per acquisire consapevolezza e far vivere al lettore le stesse sensazioni, soprattutto in quei momenti della storia che richiedono una maggiore intensità.

 

#EMOZIONARE CON LE FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche sono forme espressive in grado di emozionare, e hanno lo scopo di rendere il messaggio più efficace e diretto. La scelta consapevole, da parte di chi scrive, ad esempio, della disposizione delle parole può aumentare il potere evocativo di ciò che sta scrivendo. Il potere evocativo tocca i sensi, fa venire in mente immagini o sensazioni che abbiamo provato.

Niente paura, non elencherò tutte le figure retoriche che esistono, quelle le puoi cercare e studiare in autonomia, rintracciandole anche nei libri che leggi, ma ti invito a ragionare sulla possibilità di usarle.

Puoi partire dalle più semplici, come l’anacoluto (io speriamo che me la cavo); l’anastrofe, per dare enfasi a determinate parole (Basta, ho detto!); l’iperbole (è un secolo che ti aspetto); la sinestesia (amaro addio) per arrivare alle più familiari metafore o similitudini.

È importante ricordare che oggi molte di queste figure retoriche sono entrate nell’uso comune e hanno perso di originalità. Usarle non arricchisce il testo, tutt’al più reitera un inutile stereotipo. Ricordati quindi di cercare alternative originali e valide, senza però eccedere. La semplicità paga di più.

 

#VONNEGUT PUÒ DARTI UNA MANO

Kurt Vonnegut (1922-2007) è stato uno scrittore e saggista statunitense. Il suo romanzo più celebre è Mattatoio n. 5 che ti consiglio di leggere, se ancora non lo hai fatto. Quello che però mi interessa dirti in questa sede è che Vonnegut ha sviluppato una teoria sull’impatto emotivo che le storie hanno sui lettori.

Nel 1947 Vonnegut ha presentato questa teoria nella sua tesi di laurea in antropologia all’università di Chicago che però l’ha rifiutata. Secondo Vonnegut perché «era troppo divertente». La tesi, in seguito, è andata persa, ma Vonnegut in seguito ha scritto quello che ricorda dell’idea in uno dei saggi contenuti in Palm Sunday (una raccolta di racconti, saggi brevi, lettere e altri scritti inediti di cui non abbiamo ancora la traduzione italiana):

 

Le storie hanno una forma che può essere disegnata. E la forma delle storie create da una cultura o da una società è interessante tanto quanto la forma dei vasi o delle punte di lancia che produce.

 

Vonnegut ha individuato sei modelli, tre positivi e tre negativi, a seconda dell’andamento degli archi emozionali. Le forme indicano il tono della storia, il lettore ha delle sensazioni in riferimento a ciò che legge. L’impatto emotivo di un evento della storia è sempre relativo al movimento precedente: se prima ho la felicità massima, avrò un impatto maggiore se dopo avrò una caduta.

Ecco i modelli teorizzati da Vonnegut:

  • caduta e rivincita
  • ragazzo incontra ragazza
  • di male in peggio
  • ascesa
  • ascesa e caduta
  • caduta, ascesa e tragedia

L’elemento principale da cui tutto discende quando parliamo di narrativa è l’emozione. Se il lettore non si emoziona sarà impermeabile alla narrazione. Bisogna sbilanciare il lettore a livello emotivo; se la scrittura è orientata a questo, difficilmente le storie passeranno inosservate.

 

#PRECISIONE ED EMOZIONE

Una mancanza che trovo spesso nei testi che revisiono è la precisione. Vedo che non si dà abbastanza peso alle parole che si usano. Sfruttare un lessico specifico accompagna l’immedesimazione e aiuta la comprensione del testo. Quando puoi usare termini più concreti che indichino esattamente quello che vuoi dire, non esitare, fallo. Cerca di dedicare un po’ di tempo alla ricerca della parola giusta.

Per esempio, io posso dire: “Marta aveva una gran fame e fece un a cena abbondante”. Ma le cose cambiano se scrivo: “Marta sentiva la sua pancia reclamare cibo. Si mangiò due porzioni di patatine e un doppio cheeseburger, facendo attenzione a levare i cetriolini che odiava tanto”.

RICORDA

Ciò che importa non è cosa racconti ma come lo racconti

Chiediti sempre che tipo di impatto vuoi avere sul lettore

 

 

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