Scomporre storie

“La regina degli scacchi” e la struttura in tre atti

16 Aprile 2021
LA REGINA DEGLI SCACCHI e la struttura in tre atti

Hai letto La regina degli scacchi? Io solo di recente, e a ruota ho visto anche la serie.

Quando c’è la trasposizione cinematografica di un romanzo, prima leggo il libro, poi vedo il film. Questo è quello che avviene di solito, ma ci sono sempre le eccezioni. A volte è capitato che vedessi prima il film, ma per sbaglio, in effetti. Altre volte mi sono rifiutata per evitare che il riadattamento televisivo rovinasse il ricordo del romanzo. Mi è successo con Il profumo e con American Psycho: letti il libri, ma niente film. Per scelta.

Per quanto riguarda La regina degli scacchi, invece, dal momento che ha avuto così tanto successo anche la serie, non potevo esimermi dal dedicare qualche ora allo studio comparato delle due storie. Devo dire che si sono comportati bene e si sono attenuti piuttosto fedelmente al romanzo, anche se Netflix ha reso Beth molto più loquace.

Come avrai intuito, quando la sera mi metto sul divano e apro l’ennesimo libro della mia Lista-infinita-di-libri-da-leggere, mi ritrovo a studiare le storie. A volte lo faccio coscientemente, a volte è un’azione inconsapevole. Come in questo caso. Mentre leggevo La regina degli scacchi ho cominciato a figurarmi nella mente la struttura della storia, un po’ come fa lei quando gioca a scacchi sul soffitto.

 

#ALLARME SPOILER

Prima che tu prosegua, devo avvisarti che questo articolo è a rischio spoiler. Se non hai ancora letto La regina degli scacchi o visto la serie, ma vorresti farlo, allora non proseguire con la lettura.

 

Studio sul campo

Leggere libri e vedere film può esserti di grande aiuto per interiorizzare le tecniche narrative, laddove sono usate in modo efficace; puoi studiare come le storie vengono raccontate, quali sono le strategie usate per creare determinati effetti, atmosfere, colpi di scena, dinamiche di interazione tra personaggi. Si può imparare davvero molto dai buoni film — più semplici da analizzare rispetto ai romanzi — ma anche da quelli brutti, perché puoi prendere nota di quello che non bisogna fare.

Devi sapere — ma se scrivi di certo lo sai già — che la maggior parte delle storie si basa sulla struttura in tre atti, la modalità più semplice di costruire una trama. Utilizzata spesso per scrivere sceneggiature, è visibilissima nei film: gli sceneggiatori fanno corrispondere al minutaggio della pellicola i tre atti. Ad esempio, su una pellicola di 120 minuti, i primi 35 riguardano il primo atto, i successivi 70 l’atto centrale e i rimanenti 15 il terzo atto. Si parla di tempistiche ideali; è chiaro che possono variare, ma la parte centrale della storia rimane la più corposa.

Questa struttura permette di costruire le basi della narrazione e determinarne il ritmo; ti può essere di supporto per creare una trama efficace e funzionale allo scopo che vuoi ottenere, che può riguardare il messaggio che vuoi trasmettere o l’obiettivo che il tuo personaggio vuole raggiungere.

Per capire meglio di cosa sto parlando ho provato a calare La Regina degli scacchi sulla struttura in tre atti, nello schema seguente.

 

L’arco di trasformazione di Beth

La linea centrale rappresenta l’arco narrativo del protagonista che nel nostro caso è una lei: Elizabeth Harmon, meglio conosciuta come Beth. L’arco narrativo, che rappresenta il percorso evolutivo del personaggio, attraversa i tre atti. Nello schema ho indicato i nodi narrativi principali della storia, in modo da dare una visione immediata di come si evolve.

La regina degli scacchi è la storia di Beth, una ragazza fragile, incapace di chiedere aiuto, che tende ad aggrapparsi a coloro che le ruotano intorno pur di non rimanere sola con sé stessa. Prima si appoggia alla madre, poi a Jolene alla Methuen Home, al signor Shaibel, alla signora Wheathley, a Beltik e a Benny.

L’unica costante nella sua vita è l’amore per gli scacchi e la sua naturale propensione al gioco. Il suo genio promette di portarla lontano, ma il suo disperato bisogno degli altri, le continue perdite che subisce, dovute sia a cause esterne che alla sua tendenza ad allontanare le persone, la portano ad avere comportamenti autodistruttivi. La sua autostima è solo un riflesso che vede negli altri, ma che non riesce ad alimentare e a far crescere dentro di lei. Ma è proprio grazie agli amici che risale la china e raccoglie il coraggio per chiedere aiuto e affrontare poi da sola la vita, i conflitti, l’avversario.

Vediamo ora nel dettaglio quali sono gli eventi che accadono in ciascun atto della struttura; ho cercato di riassumere al massimo e di individuare i passi fondamentali del percorso di Beth.

 

La struttura in tre atti della Regina degli scacchi

 

1° ATTO – preparazione

#equilibrio iniziale e rottura dell’equilibrio

L’equilibrio iniziale serve a introdurre il lettore nella storia, a costruire l’atmosfera e a presentare i personaggi. È utile a creare coinvolgimento e immedesimazione. La storia che si va a delineare deve portare lo spettatore a identificarsi con il protagonista, la cui azione è spinta dal conflitto a cui è esposto. Nel caso del romanzo che stiamo analizzando è molto breve, occupa le prime righe dell’incipit e ce lo lascia solo intuire.

 

Beth seppe della morte di sua madre da una donna con una cartelletta.

 

Beth è una bambina di otto anni che vive con la madre. L’immedesimazione è immediata, anche se non siamo stati introdotti con garbo nella storia. La violenza dell’incipit ci porta subito a empatizzare con una bambina che ha appena perso sua madre ed è rimasta sola al mondo. Ed ecco che viene introdotto anche il tema che attraversa con prepotenza l’intera storia: la solitudine.

L’equilibrio iniziale è già rotto, succede qualcosa che allontana la protagonista dalla sua normalità: la morte della madre cambia irrimediabilmente la vita di Beth.

#prima soglia

La prima soglia chiude il primo atto e trasporta il lettore nel secondo atto.

Dopo la morte della madre (che costituisce la rottura dell’equilibrio, appunto), Beth viene portata alla Methuen Home, un orfanotrofio del Kentucky. Qui conosce il signor Shaibel e il gioco degli scacchi. Lui inizialmente non vuole assecondarla e si interpone tra lei e il suo obiettivo. Il custode funge da guardiano di soglia*, mette alla prova la protagonista per testare le sue motivazioni. Poi assume il ruolo di mentore* e le insegna a giocare a scacchi.

 

2° ATTO – azione

Il secondo atto costituisce la parte più corposa della storia e prevede un percorso a ostacoli in cui la protagonista affronta le sue paure, fallisce, si rialza e cresce acquisendo consapevolezza, competenze e strumenti per affrontare il climax e raggiungere il suo obiettivo. Attraverso il susseguirsi di prove e fallimenti si crea empatia nel lettore, si introducono nemici e alleati, si mettono in scena i conflitti.

#adattamento al mondo magico*

Gli operatori dell’orfanotrofio imbottiscono i bambini di tranquillanti, le famose pillole verdi di cui Beth non può fare a meno.

Beth continua a giocare a scacchi con il signor Shaibel e diventa sempre più brava. Affronta alcune prove in cui ha successo: gioca contro due avversari contemporaneamente, poi contro l’intero club degli scacchi della scuola superiore. Il cambiamento è in atto.

#prove, successi, fallimenti, conflitti

All’orfanotrofio sospendono la distribuzione dei tranquillanti. Beth cerca di rubarli, ma viene scoperta e punita dalla direttrice, la signora Deardoff, che le impedisce di continuare a giocare a scacchi.

Jolene si dimostra sua amica e le procura di nascosto le pillole verdi. Mr Fergusson, l’inserviente, le fa avere un posto letto migliore.

#punto di svolta

Beth viene adottata dai signori Wheathley. Di nuovo la sua vita cambia radicalmente.

#nuove prove, successi, fallimenti, conflitti

Beth non ha soldi per comprare la scacchiera e la Chess Review; non si integra a scuola, è completamente avulsa dal contesto. Si sente brutta e insicura. La signora Wheathley non la sostiene.

Beth scrive al signor Shaibel per chiedergli un prestito per partecipare a un torneo di scacchi; i soldi non arrivano e Beth li ruba a una sua compagna di scuola e alla madre adottiva, a cui prende anche le pillole verdi per dormire.

Beth si iscrive al suo primo torneo e vince contro Beltik.

Quando la signora Wheathley scopre che Beth è brava a giocare a scacchi e che può vincere premi in denaro, decide di appoggiarla e accompagnarla ai tornei. La signora Wheathley diventa alleata e mentore*.

#crescita e cambiamento

Beth colleziona una vittoria dietro l’altra: partecipa ai tornei di scacchi di Cincinnati, Houston, Charleston, Atlanta, Miami. Il rapporto tra lei e la signora Wheathley cresce e si rafforza.

Beth si avvicina all’alcol per la prima volta e scopre che le piace. Ha solo sedici anni.

Partecipa agli US open, dove conosce Benny Watts, il campione di scacchi degli Stati Uniti; Beth subisce la sua prima sconfitta.

#nuovi obiettivi, innalzamento obiettivi

Beth si iscrive a un corso di russo all’università. Si fa strada in lei il desiderio di battere i più grandi scacchisti russi nella loro patria.

#verso la crisi

Beth festeggia con gli amici dell’università. Fa l’amore per la prima volta; fuma e beve in solitudine, si sballa per giorni. Il suo problema con alcol e droga si aggrava.

Beth si diploma e subito dopo vola a Città del Messico. La signora Wheathley ha problemi di salute e muore, proprio mentre Beth gioca la partita per la vittoria contro Borgov, l’avversario che teme di più,  e perde.

La morte della madre adottiva è un duro colpo e Beth non riesce a sopportarlo. Il signor Wheathley, dopo anni di assenza, le mette i bastoni tra le ruote e cerca di sottrarle la casa in cui vive.

#nuove prove e fallimenti, crescita e cambiamento

Beltik si trasferisce da Beth e la aiuta a studiare gli scacchi. Ma si innamora di lei e se ne va lasciandola di nuovo sola, perché lei non ricambia.

Pillole e alcol risucchiano Beth nel loro vortice.

Al campionato nazionale, si confronta di nuovo con Benny Watts e finalmente si aggiudica il titolo di campionessa di scacchi degli Stati Uniti.

Benny cerca di tirarla fuori dal tunnel perché vede il potenziale che è in lei. Beth accetta di andare con lui a New York e imparare il gioco dei più bravi scacchisti russi sotto la sua guida. Benny insegna a Beth tutto ciò che sa, poi lei parte per Parigi.

#ora più buia

A Parigi, Beth perde di nuovo contro Borgov.

Tornata in Kentucky, compra la casa dal signor Wheathley, ma è di nuovo sola e si butta sull’alcol. Si ritira da un torneo perché non è in grado di intendere e di volere; le sue dipendenze le impediscono di essere lucida. All’ennesimo fallimento capisce di avere bisogno di aiuto e contatta Jolene.

 

3° ATTO – finale

#ritorno alle origini, superamento della crisi

Jolene rimette in sesto Beth.

Il signor Shaibel muore. Beth torna alla Methuen Home per il funerale, poi si reca nel seminterrato dove Shaibel le ha insegnato a giocare a scacchi e scopre quanto lui fosse orgoglioso di lei: conservava i ritagli delle riviste in cui si parlava di Beth e delle sue vittorie. Questo dà una sferzata alla sua motivazione e alla sua voglia di vincere.

#Beth affronta il suo conflitto

Beth parte per la Russia senza signora Wheathley, senza Benny, senza Jolene. È sola ad affrontare la prova più grande.

#scalata verso il climax

Comincia il torneo, Beth colleziona vittorie: gioca contro Laev, Duhamel, Hellström e Šapkin. Acquisisce consapevolezza e fiducia in sé stessa. Vince anche contro Lučenko, uno dei suoi idoli fin da quando era bambina.

#climax

Beth si confronta di nuovo con Borgov, è la resa dei conti e finalmente vince, con l’aiuto dei suoi amici e del suo genio.

#finale

Il suo amore per gli scacchi e la sete di vittoria non si placano, ma sembrano occupare il posto che gli spetta in modo più sereno.

 

* Mentore, alleato e guardiano di soglia sono archetipi di personaggi e se usati consapevolmente possono dare una sferzata alla storia e renderla più interessante. In questa sede, il mio scopo è quello di guidarti attraverso la struttura in tre atti, ma se vuoi approfondire l’argomento, ti consiglio l’opera di Christopher Vogler: Il viaggio dell’eroe, che si costruisce anch’esso sulla struttura in tre atti ma prevede più tappe. La regina degli scacchi si presta bene a un’analisi anche secondo questo modello, che si focalizza sul personaggio e rappresenta il suo percorso di crescita interiore, nel passaggio dal mondo ordinario (equilibrio iniziale) al mondo magico (orfanotrofio prima, casa Wheathley e in giro per il mondo poi).

 

In conclusione

La regina degli scacchi è un romanzo pieno di spunti interessanti, se ne potrebbe parlare per ore. Nella mia analisi, ho cercato di essere il più breve possibile; introdurre troppi dettagli sarebbe stato controproducente. L’obiettivo che mi ero proposta era quello di darti gli elementi per capire in che modo è possibile agire per costruire una storia avvincente.

Come sempre, puoi utilizzare questo strumento così com’è oppure con creatività. I nodi narrativi principali sono fondamentali in una storia; le tappe rimanenti puoi gestirle in autonomia come meglio credi, a seconda del tipo di narrazione e del tipo di percorso che hai scelto per il tuo protagonista.

Ricorda però che prima di personalizzare gli strumenti che hai a disposizione, devi saperli usare con maestria. Solo dopo aver imparato le regole, puoi romperle.

 

 

E ora tocca a te. Hai letto La regina degli scacchi? Cosa ne pensi della struttura in tre atti? Se ti va, scrivimelo nei commenti qui sotto.

 

 

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