Ideazione narrativa

ideazione narrativa

C’è una fase che precede quella della progettazione; sto parlando dell’ideazione narrativa del tuo progetto-racconto o progetto-romanzo. Cosa intendo per ideazione? Ti ho già parlato in un articolo precedente del brainstorming, quel meccanismo che ti consente di buttar giù in modo istintivo le idee che ti vengono in mente in riferimento alla storia che vuoi scrivere. Ecco, l’ideazione si trova più o meno in questa fase, ma non riguarda esclusivamente i contenuti della tua storia, ma l’intero progetto narrativo e assume sembianze più pragmatiche.   Ideazione Cosa significa ideazione narrativa nel concreto? Significa pianificare le fasi del lavoro e individuare le relative problematiche cui si potrebbe andare incontro. Partiamo, ad esempio, da un tema: supponiamo che io voglia raccontare una storia che parli della solitudine degli anziani. Quanto ci accorgiamo di loro? Ecco quindi cosa posso chiedermi per pianificare il mio lavoro: Che tipo di parabola avrà la mia storia? Ascendente o discendente? Ci sono personaggi che potrei aver difficoltà a interpretare e mettere in scena? Quali complessità narrative pone in essere la mia storia?   Parabola ed effetto Mi piace partire sapendo già se la mia storia avrà un esito felice oppure triste. Sono un’amante dei finali un po’ amari quando scrivo, lo ammetto. Anche quando leggo non mi dispiacciono, ma dipende dalla storia. In questa fase, devo capire dove andrà a parare la mia narrazione e individuare l’arco narrativo più adatto. Potrei decidere di creare una parabola discendente basandomi sulle forme universali di Vonnegut, ad esempio scegliendo un arco emozionale di ascesa e caduta. Oppure basarmi sui plot di Booker. La storia è ancora talmente fresca che qualsiasi opzione può aprirti molte possibilità. Tali possibilità ti permetteranno di stabilire l’andamento emozionale della narrazione, che sarà per forza di cose trasferito anche al lettore.   Personaggi Ho scelto un tema complicato. Non sono ancora anziana, quindi l’argomento può essermi estraneo. Ho di certo bisogno di consultare una persona attempata per capire alcune cose necessarie a rendere verosimile la mia storia, che sono: cosa pensa una persona anziana che vive sola? che opinione ha delle persone che la circondano? che registro utilizza per parlare? qual è il suo passato? Come viveva quando era giovane e come vive la società odierna? prova frustrazione di fronte alle piccole difficoltà quotidiane date dai suoi limiti, se ne ha? Tutto questo riguarda lo studio del personaggio. Se fosse un personaggio inventato qualsiasi, magari più o meno della mia età, non avrei grossi problemi, ma in questo caso mi mancano delle informazioni che potrebbero rivelarsi preziose. Sarebbe la stessa cosa se ambientassi la storia, ad esempio, negli anni Venti; in questo caso avrei anche la necessità di fare una ricerca di tipo storico per mostrare il periodo di riferimento.   Contesto e ricerca Visto che ne abbiamo parlato, subentra anche un’altra difficoltà che riguarda il contesto. Intanto devo chiedermi: come posso esporre e trasmettere il mio tema? Attraverso quale tipo di narrazione: racconto o romanzo? Una volta fatta la mia scelta, ho bisogno di capire quali eventi possono mostrare al meglio la solitudine di una persona anziana, stando attenta a toccare le corde giuste e a non banalizzare. Quindi posso chiedermi: dove ambiento il mio racconto? Ai giorni nostri? quali sono le situazioni più efficaci per mettere in scena il tema? Queste domande trovano risposta in parte nello studio del personaggio, che avrò provveduto a fare in precedenza, e in parte nella mia capacità di osservazione: ho deciso di scrivere di questo tema? Bene, quello su cui si focalizzerà la mia attenzione, per un po’ di tempo, saranno tutti questi aspetti. Diventerò una stalker degli anziani 😉   Punto di vista Non è così banale chiedersi da che punto di vista narrare una storia. Posso pensare di usare il punto di vista con cui ho più dimestichezza, che mi viene naturale. Eppure, potrebbe essercene uno più adatto. Posso infatti narrare la storia dall’esterno, come narratore onnisciente, e mostrare come una persona anziana vive la sua quotidianità e cosa una persona giovane pensa di lei, creando una sorta di contrasto. Oppure posso decidere di narrare la storia in prima persona, scegliendo come protagonista una donna anziana, e mettere in scena una sorta di flusso di coscienza quasi assillante, esagerando un registro particolare e portando all’estremo pensieri negativi. E così via. Noterai come il punto di vista, unito a una determinata modalità narrativa, potrebbe cambiare radicalmente la storia che vuoi raccontare.   Genere e nodi Posso già ragionare, in questa fase, su quali sono i nodi fondamentali che porteranno la mia storia dove voglio (Leggi anche Il metodo dei nodi narrativi: come usarlo?). Sappi che cambiano in base al messaggio che vuoi trasmettere. Prova a chiederti: cosa voglio mostrare? Una signora anziana che prende consapevolezza a poco a poco della sua solitudine? Oppure vorrei come protagonista un giovane che si rende conto troppo tardi di non aver dato le giuste attenzioni a una nonna, ad esempio? O ancora, potrei creare una sorta di madre di Psycho 2.0 che vedendosi trascurata e bistrattata si vendica in maniera efferata dei suoi “cari”.   Conclusioni Fino ad oggi ti avevo parlato di progettazione narrativa, quindi dei diversi metodi che puoi usare per progettare un racconto o un romanzo (leggi anche 4 tecniche per costruire una storia). In questo articolo, invece, ho voluto mostrarti cosa c’è ancor prima di pensare all’architettura narrativa. La fase di ideazione è come un momento di incubazione della storia, ti permette di capire se hai la costanza, la disciplina e gli elementi necessari per portare a termine il tuo lavoro, senza lesinare su alcuni aspetti e “tirare via”, come si suol dire. Ti dà inoltre modo di costruire la storia giusta, quella più efficace a trattare il tema scelto. Può capitare che la pigrizia infici il tuo lavoro e ti impedisca di andare a fondo. Alcuni elementi potranno sembrarti superflui e di certo ti sarà capitato di pensare: “va be’, tanto invento”, ma se in alcuni casi può andare bene e non notarsi, in altri potrebbe

Scrivere un romanzo partendo da una frase

Scrivere un romanzo partendo da una frase

Oggi parliamo anche di fiabe, ma prima una breve intro 😉 . Anni fa, quando frequentavo il corso di scrittura creativa, mi sono trovata di fronte a una modalità di pensare la scrittura diversa da quella che avevo avuto fino a quel momento. Mi ci sono volute più lezioni per riuscire a capire come gestire lo strumento di cui fra poco ti parlerò, ma una volta che ho preso dimestichezza con questo modo di pensare le storie mi è sembrato tutto più semplice. Forse avrai notato che ti ho parlato, negli articoli precedenti, di come costruire una narrazione, di come trovare le idee, di come evitare il blocco dello scrittore. Non c’è un’unica via e probabilmente stai ancora cercando il tuo metodo. Ecco perché vorrei continuare a darti degli strumenti per trovarne uno tutto tuo, che ti permetta di far fluire la tua creatività.   Come capire se una storia funziona Ti ho già parlato dell’importanza del messaggio della narrazione come modalità alternativa da cui partire per inventare una storia. Oggi invece vorrei darti una prospettiva diversa. Entriamo nel merito degli elementi della narrazione: iniziamo dalla storia vera e propria. Come? Il modo migliore per capire se una storia funziona è riassumerla in una riga o poco più. Forse stai sgranando gli occhi e nella testa ti frulla la domanda: come faccio a riassumere un romanzo di trecento pagine in due righe, me lo spieghi? È proprio questo il punto: se riesci a riassumere un romanzo di trecento pagine in una riga significa che hai focalizzato la storia. Ma qui non si tratta di riassumere un romanzo in una frase, ma di scrivere una frase che poi trasformerai in un romanzo, o in un racconto. Confusa? Facciamo qualche esempio.   Come riassumere un romanzo in una riga Proviamo prima a fare la procedura inversa, per capire il meccanismo, e prendiamo ad esempio storie già collaudate. Con le fiabe viene bene. Ne ho scelte tre che di certo conosci.   #CAPPUCCETTO ROSSO Una bambina va a trovare la nonna e scopre che è stata mangiata da un lupo. Viene mangiata a sua volta, ma un cacciatore le salva. Già da queste poche righe sorgono molte domande: perché la bambina va a trovare la nonna? Sta male? Perché c’è un lupo? Come fa a mangiarla? In che modo il cacciatore si accorge di ciò che è successo? La narrazione riassunta in una riga racchiude molteplici possibilità. Potresti raccontare la stessa storia in mille modi diversi, perché precluderti questa chance? Vediamone un’altra.   #RAPUNZEL Una bambina dai capelli magici, rapita da una strega, cresce rinchiusa in una torre. Con l’aiuto di un ladro, riuscirà a fuggire e a ritrovare la sua famiglia. Anche in questo caso le domande arrivano immediatamente: che potere hanno i capelli? Come il usa la strega? Come fa il ladro a trovarla? Come fuggono dalla torre? Un ultimo esempio.   #BIANCANEVE E I SETTE NANI Una ragazza, perseguitata dalla matrigna, trova rifugio presso la casa di sette nani. La matrigna la troverà facendola cadere in una morte apparente, il bacio di un principe la salverà. A questo punto lascio a te l’opportunità di scovare le domande che emergono da questa premessa.   Perché le domande? Le domande sono il motore che spinge il lettore a voltare pagina. Gli esempi che ti ho presentato comprimono tre fiabe in uno spazio ristretto e già suscitano curiosità e domande. È questo il cuore del loro potere. Se già da subito riuscirai a ottenere un effetto del genere, queste stesse domande ti guideranno nello sviluppo della storia che vuoi scrivere.   Come partire da una semplice frase Abbiamo visto come riassumere una storia, che sappiamo che funziona, in una frase. Già da quelle poche righe si evince più o meno quale sarà lo sviluppo della trama. Sappiamo chi è la protagonista (in questo caso tutte donne), quello che succede e il finale. Proviamo adesso a fare l’esempio contrario: scrivere la frase riassuntiva di una potenziale storia che hai in mente, ancora prima della stesura.   Un ragazzo con la passione per la scrittura si oppone al volere dei genitori per raggiungere il suo sogno e ce la fa.   Perdonami se ho sfruttato la passione della scrittura, ma in questo caso casca a pennello. Dopotutto è anche la tua, no? Ho barato con l’immedesimazione 😉 . Se analizziamo la frase che ho scritto, abbiamo tre elementi fondamentali: un ragazzo, che è il protagonista della storia. Questa premessa deve, infatti, riguardare l’arco narrativo del personaggio principale. sappiamo quale sarà la parte centrale della narrazione, quindi la salita della struttura in tre atti, che riguarderà la sua opposizione ai genitori. abbiamo il finale. Il personaggio riuscirà a coronare il suo sogno in barba ai genitori. Questi tre elementi: protagonista, svolgimento, finale sono i tre cardini di questo metodo. Se vuoi partire da qui devi averli bene in mente. Quello che non ti ho ancora detto è che da questa piccola frase hai un milione di possibilità narrative. Prenditi il tempo per far sedimentare l’idea e pensarci su. Puoi ambientare la storia nell’Ottocento, ai giorni nostri, in un distopico in cui i libri sono proibiti. Osserva tutte le possibilità che hai, non fermarti alla prima. Vedrai come ogni idea in più arricchirà la tua narrazione.   La premessa drammaturgica A parte gli esempi, non è tutta farina del mio sacco. Questo metodo si chiama premessa drammaturgica ed è stato teorizzato da John Truby nel suo libro Anatomia di una storia. L’idea è appunto quella di partire da una premessa generica, che inquadri gli elementi cardine della narrazione, per poi analizzarla a seconda delle possibilità narrative a cui si può adattare. Questo aspetto è importante per non precluderti la possibilità di scrivere una storia diversa dal solito. Coltivare le idee significa farle crescere.   In conclusione Se non provi non puoi sapere cosa si adatta di più a te e alla storia che vuoi scrivere. Ora hai diversi strumenti a tua disposizione, puoi usarli singolarmente o

Il metodo dei nodi narrativi: come usarlo?

Il metodo dei nodi narrativi

Il metodo dei nodi narrativi, come gli altri metodi di cui ti ho parlato negli articoli scorsi, è uno strumento che puoi usare per strutturare una narrazione prima di cominciare a scriverla. Questo metodo presuppone la presenza di svolte narrative importanti che influenzano l’andamento della storia. Una volta individuate, il più del lavoro è fatto, proprio perché queste svolte sono punti fondamentali per i quali il protagonista e la storia dovrebbero necessariamente passare per dare compiutezza alla trama. Il metodo dei nodi si basa sulla struttura in tre atti. Vediamo come funziona.   Come si usa il metodo dei nodi narrativi Prima di immergerci nel metodo ci servono alcuni ingredienti per cominciare e sono: il messaggio i personaggi l’ambientazione Ancora? Mi dirai. Sì, ancora, ti rispondo io. Una storia, per essere raccontata, ha bisogno del minimo sindacale, e da questo non puoi prescindere. Quindi, fai mente locale e individua questi elementi, senza andare troppo in profondità. Ci servono per abbozzare la storia. Un piccolo consiglio: caratterizzare bene il protagonista, in questa fase, ti può essere di grande aiuto.   I nodi narrativi fondamentali Dopo aver individuato gli elementi iniziali che ti servono è il momento di capire quali sono gli eventi base su cui focalizzarti, in primis. Individuare i nodi principali della trama ti permette di visualizzare la forma della storia da subito, e vedere se ci sono delle falle. È un’ottima opportunità anche per giocare un po’ con la narrazione e magari scrivere diverse versioni di essa per capire qual è la più adatta al messaggio e al tema che vuoi trattare. Puoi sbizzarrirti, perché richiede davvero poco tempo. Mano a mano che procedi, le idee cominciano a strabordare dalla tua testa. Prova. Ecco quali sono i nodi fondamentali: #INCIDENTE INIZIALE Pensa a quando Harry Potter riceve la lettera da Hogwarts. O a quando Oliver Twist è costretto a lasciare l’orfanotrofio. E ancora: a quando la sorellina di Katniss viene sorteggiata per partecipare agli Hunger games. L’incidente iniziale ha il compito di introdurre un cambiamento significativo all’interno di una narrazione. Di solito è quel momento in cui tutto ciò che il personaggio conosce vacilla, il mondo intorno a lui comincia a cambiare ed è costretto a mettersi in moto, a cambiare lui stesso. L’incidente iniziale rompe l’equilibrio del protagonista.   #CRESCENDO La tensione aumenta e le cose cominciano a farsi serie. Harry Potter deve affrontare una realtà meravigliosa quanto difficile, e nel suo percorso di studi incontrerà delle difficoltà, alleati e nemici. Oliver sarà vittima di maltrattamenti e cadrà tra le grinfie di persone malintenzionate, rischierà la vita e la prigione. Katniss cercherà prima di tutto di sopravvivere, grazie alla sua capacità di cacciare, poi sarà costretta a salvarsi la pelle e a difendersi. E ancora: si metterà contro il sistema. Nel crescendo di una storia troviamo un aumento graduale delle difficoltà e una scalata degli obiettivi. Da piccoli diventano sempre più grandi e difficili da raggiungere, ma nel percorso, il personaggio raccoglie informazioni e acquisisce le competenze per fronteggiare le prove che si trova davanti.   #CRISI Ti ricordi quando sembra che Harry Potter sia morto? O quando Katniss e Peeta devono scegliere chi dei due ucciderà l’altro? E Oliver viene quasi ferito a morte. La crisi precede il climax ed è quel momento in cui tutto sembra perduto: il protagonista non ha più le forze per combattere o fa l’ennesimo sbaglio che lo porta a perdere ogni speranza di riuscita. Qual è la crisi che il tuo personaggio si troverà ad affrontare? Una precisazione su questo punto: la crisi del personaggio ti aiuta ad amplificare il successo che giungerà dopo, ma non è affatto detto che le cose vadano bene. Dipende dalla storia. Questo per dirti che l’effetto drammaturgico sarà tanto più forte quanto sarà ampio il dislivello tra un prima e un dopo. Quindi, potresti anche decidere di narrare una storia che finisce male: pensa all’effetto che avrebbe se al posto della crisi dessi al lettore una speranza di successo, per poi far fallire miseramente il personaggio una volta per tutte.   #CLIMAX Il climax è il punto di massima tensione della storia. L’eroe mette in pratica (o dovrebbe mettere in pratica) tutto ciò che ha imparato nel crescendo per fronteggiare il suo nemico o raggiungere il suo obiettivo. Harry si scontra con Voldemort; Oliver scopre i segreti del suo passato e di avere diritto a un’eredità; Katniss sfida il sistema e decide, insieme a Peeta, di mangiare le bacche velenose. Il climax chiude l’arco narrativo del protagonista e ci rivela il messaggio della storia: in base alla decisione del personaggio, alla sua presa di consapevolezza o alla sua scelta, trasmettiamo al lettore un messaggio, che può cambiare a seconda dell’esito della vicenda.   #FINALE Ti consiglio di partire da qui. Decidi subito quale sarà il finale, vedrai che sarà molto più semplice, a ritroso, individuare gli altri nodi della trama. Questo ti consentirà di costruire una struttura narrativa coesa e di chiudere coerentemente la storia. Il finale evidenzia le conseguenze delle scelte fatte dal protagonista e porta alla costituzione di un nuovo equilibrio. Per Harry Potter significa serenità: l’ombra che lo ha sempre perseguitato ora non c’è più; Katniss sconfigge per il momento il sistema, e per lei si apre una nuova avventura (visto che è una saga). Oliver viene adottato da una famiglia che lo ama.   Prova ora a ripercorrere per ogni esempio che ho fatto i vari nodi e noterai che le tre storie cominciano già a prendere forma. Un consiglio: ti sarà più facile usare il metodo dei nodi narrativi se hai dimestichezza con quello a scene. Quello che devi fare ora, infatti, è riempire i buchi tra un nodo e l’altro con le scene mancanti. Sarà poi la stesura a completare il tutto, e non dovrai preoccuparti dei nessi logici, perché li avrai già sistemati in fase di progettazione.   In conclusione Questa ovviamente è una traccia. Personalizzare il metodo dei nodi narrativi o assemblarlo con altri può essere una

Come funziona il metodo a scene

Come funziona il metodo a scene

Come funziona il metodo a scene? Come per la scaletta, di cui ho parlato nell’articolo precedente (Come costruire una scaletta), anche il metodo a scene è nato nella prima metà del Novecento, in un momento in cui ci si è chiesti: come faccio a produrre storie per lavoro, sia che ne abbia voglia o meno? Gli scrittori che campavano così non potevano certo permettersi di stare ore a fissare una pagina bianca in attesa dell’ispirazione. Quindi cosa facevano? Trovavano un sistema che permettesse loro di non incepparsi.   Che cos’è una scena Quando si parla di scena, di solito la prima cosa che viene in mente è la scena di un film, quel momento in cui la telecamera riprende un luogo e succede qualcosa. La scena è proprio la base della storia. Se io, per esempio, dico che un detective entra in un bar, parla con l’informatore, lo paga e ottiene la notizia che stava cercando, poi esce, questa è una scena, perché se la interrompessi in qualsiasi altro punto perderebbe di senso. Una scena è quindi composta da unione di obiettivo, azione, luogo, tempo, personaggio. Quando uno qualsiasi di questi elementi cambia si passa a un’altra scena. Gli elementi di cui è composta una scena sono i seguenti: OBIETTIVO, il detective vuole ottenere un’informazione CONFLITTO, l’informatore fa il difficile, vuole dei soldi RISOLUZIONE, il detective ottiene l’informazione che cercava (ma non è detto, potrebbe anche fallire e cercare un altro modo per portare avanti le indagini in una scena successiva)   Come iniziare Per iniziare hai bisogno di sapere chi sono i personaggi, avere un’idea dell’ambientazione e di cosa parla la storia (tema). Non è importante, in questa fase, essere troppo specifici: questi elementi ci servono solo come punto di partenza. Il cuore della progettazione a scene è appunto, realizzare le scene che costituiranno la trama della storia che vuoi raccontare. Ecco come procedere: Riassumi la prima scena, che non sarà necessariamente la prima scena che compare all’inizio del tuo romanzo, ma è la prima che ti viene in mente in base ai personaggi che hai pensato, o al tema. Scrivi la sinossi della scena, e sii breve, due o tre righe al massimo. Alla stesura finale ci penserai in seguito. Visualizza la scena che viene subito prima o subito dopo, così da mantenere coerente e logica la sequenza. Per fare questo, prova a porti delle domande. Ho abbozzato un esempio nella scheda seguente.     Porti delle domande ti permette di inserire scene correlate tra loro da nessi logici. Continua a inserire scene finché ti vengono in mente, cerca di riempire tutti i buchi che ti sembrano vuoti. Più approfondisci, più riuscirai a tenere coesa la trama.   Avere una visione d’insieme Questo tipo di lavoro ti permette di avere una visione d’insieme dell’andamento della storia. Infatti, potrai valutare, in base all’effetto che vuoi ottenere, l’alternanza tra scene d’azione, dialogiche e descrittive, in modo tale da dare ritmo alla narrazione. In questa fase, si lavora sulla struttura, quindi mi raccomando ancora una volta di usare il dono della sintesi. Non bisogna perdersi in dettagli; questo lavoro ti serve per mettere a fuoco, appunto, la struttura. Anche perché se pensi di scrivere un romanzo di duecento-trecento pagine, diventa poi di difficile consultazione.   Usa i post-it su una lavagna Potrebbe essere carino pensare di scrivere ogni scena su post-it diversi, in modo da poterli riorganizzare spostandoli facilmente su una lavagna. Capisci ora quanto sia importante la sintesi? I post-it, inoltre, in quanto a spazio scrivibile, ti aiutano molto in questo ;). Come per il metodo della scaletta, una volta che hai esaurito le idee e le scene, assicurati di aver inserito i nodi principali: incidente iniziale, crisi, climax, finale. Dopodiché puoi ragionare sull’intreccio. Dove inizia la tua storia? Quando finisce? Vuoi gestirla in modo lineare oppure inserire analessi e prolessi perché hai la sensazione che la storia funzionerà meglio? Se hai optato per la soluzione post-it, puoi fare tutte le prove che vuoi (finché la colla regge). Durante questo processo, ti renderai conto che alcune scene sono superflue e che non sono funzionali alla trama. In ogni caso, ti saranno state utili per focalizzare la storia e conoscere in modo approfondito i personaggi: magari una scena che non ti serve è il trauma che uno dei personaggi ha subito quando era piccolo e che lo ha portato a comportarsi in un certo modo, nel presente narrativo. La scena del trauma non ti interessa più e non serve ai fini della storia, ma ti è utile per gestire meglio il personaggio.   In conclusione Il metodo a scene ti obbliga a mettere in campo tutti gli elementi che ti vengono in mente, poi a riordinarli. Sappi che il materiale scartato, a meno che non sia proprio da buttare, può essere riutilizzato. Può darsi che tu abbia ideato una scena che ti piace proprio, anche se lì dov’è non ci sta a dire niente. Mettila da parte per usarla, magari, in un’altra storia. A mio avviso, il metodo a scene è un pelo più interessante della scaletta; è meno freddo di un mero elenco di fatti, perché ti dà modo di visualizzare ciò che accade, di pensare già in termini di personaggi che agiscono, di stesura breve delle scene. Bisogna provare, e non è detto che un metodo sia meglio dell’altro, dipende da te e dalla storia che stai scrivendo. Uno strumento non esclude l’altro, è solo diverso il tipo di approccio. Eccoci arrivati alla fine. Cosa ne pensi?   SE TI VA DI PROVARE, RACCONTAMI COM’È ANDATA NEI COMMENTI FAMMI SAPERE SE QUALCOSA NON È CHIARO O SE HAI AVUTO DIFFICOLTÀ NELL’UTILIZZARE QUESTO STRUMENTO

Come costruire una scaletta

come costruire una scaletta

Nell’articolo della scorsa settimana ho parlato di 4 tecniche per costruire una storia. In questo articolo vorrei approfondire la prima. Se vuoi, puoi provarla anche per scrivere un racconto, così hai modo di fare un test veloce e capire se ti piace. La scaletta è un metodo semplice di costruire storie, ma non farti ingannare dalla presunta facilità: ogni storia è a sé e ha bisogno dei dovuti accorgimenti. Vediamo cosa ci serve per cominciare.   Gli elementi base per costruire la scaletta Per costruire la scaletta è molto importante essere precisi e sintetici. Calvino, in Lezioni americane (Oscar Mondadori, p. 57), parla di “esattezza” e dice:   Esattezza vuol dire per me soprattutto tre cose: 1. un disegno dell’opera ben definito e ben calcolato; 2. l’evocazione d’immagini visuali nitide, incisive, memorabili; 3. un linguaggio il più preciso possibile come lessico e come resa delle sfumature del pensiero e dell’immaginazione.   Questa precisione è tanto importante in fase di stesura quanto in fase di progettazione: ciò che scrivi deve essere esatto, in modo da risultarti chiaro, quando ti servirà, e da evidenziare l’architettura narrativa seppure in fase embrionale. Il mio maestro di scrittura creativa diceva spesso: “Prendi un personaggio, mettilo in una situazione e vedi cosa fa”. Quello che devi fare, infatti, prima di cominciare è stabilire chi è il personaggio che avvia gli eventi. Non importa che sia il protagonista, in questo momento è importante che lasci fluire le idee così come vengono. La storia prenderà forma mano a mano che procedi. l’obiettivo del personaggio: cosa vuole ottenere in quella determinata situazione in cui lo hai collocato? l’ambientazione Ti faccio un esempio che segua questo schema. PERSONAGGIO: una ragazza OBIETTIVO: trovare un lavoro AMBIENTAZIONE: una caffetteria. Fissati questi elementi, posso costruire la scaletta. Parto, quindi, dal primo fatto: la ragazza in questione sta facendo un colloquio in una caffetteria. Dopodiché è sufficiente compilare la scaletta con gli eventi che sono accaduti prima e dopo questo fatto (colloquio in caffetteria), come nella figura di seguito.     Continua in questo modo, riempiendo i buchi con gradualità, e focalizzati su sviluppo dei nessi causali che discendono dalla situazione iniziale (quella al centro) eventi che hanno condotto al punto da cui sto partendo (colloquio)   Fabula e intreccio Quella che stai costruendo si chiama fabula, cioè la successione in ordine cronologico dei fatti. Ogni nodo della fabula deve essere strettamente legato ai fatti precedenti e successivi da nessi causali forti. Un passo alla volta nelle due direzioni ti consente di mantenere serrata la sequenza dei fatti. Lo sviluppo è quindi orizzontale, lungo la linea del tempo. E ricordati che non è detto che il punto di partenza scelto (pallino centrale rosso scuro) sia in effetti il punto centrale della storia; potresti svilupparla tutta indietro nel passato fino ad arrivare lì, oppure solo da lì in avanti. Quello è solo il punto di partenza per svegliare le tue idee e creare una storia. Lasciati andare e guidare dal susseguirsi degli eventi. Una volta concluso questo lavoro e individuati quindi tutti i fatti che accadono all’interno della tua storia, è il momento di scegliere quelli più importanti e funzionali, e riorganizzarli in un intreccio. Che cos’è l’intreccio? L’intreccio è come tu decidi di narrare la storia. Puoi, ad esempio, decidere di cominciare dall’inizio e far corrispondere l’intreccio alla fabula: Alice litiga con i suoi genitori, lascia la sua casa e la sua città, si trasferisce e cerca lavoro, ecc. Oppure puoi provare a renderla più interessante rimescolando un po’ le carte in tavola, per ottenere particolari effetti narrativi come la suspense. L’inizio potrebbe essere proprio il colloquio di Alice, quindi il nostro punto di partenza. Poi potresti inserire brevi flashback che a poco a poco fanno capire al lettore cosa è successo di così grave da portare Alice a scappare da casa sua, ecc. In questo caso, emergono quindi delle anacronie: analessi e prolessi. Le analessi (o digressioni, che nel cinema sono denominate flashback), sono racconti di fatti accaduti in precedenza (ricordi, esperienze passate, memorie, ecc.) rispetto alla vicenda narrata. Le prolessi (che nel cinema sono denominate flashforward) sono invece le anticipazioni di eventi successivi. Due esempi eclatanti di fabula non rispettata sono: Pulp Fiction e Memento. Se non li hai ancora visti ti consiglio di farlo e di studiare il modo in cui l’ordine cronologico degli eventi è stato stravolto. Che effetto ti fa?   Cosa manca? La scaletta è un valido aiuto per costruire una trama solida e coerente. Dopo aver creato il filo logico degli eventi, ti consiglio però di approfondire alcuni aspetti: individua i nodi narrativi che ti permettono di conferire alla storia un ritmo adeguato, come la rottura dell’equilibrio, la crisi, il climax e il finale ragiona sul punto di vista che vuoi utilizzare caratterizza bene i tuoi personaggi Questi elementi ti aiuteranno in fase di stesura, quando dovrai mostrare al lettore la storia e le dinamiche che vi ruotano attorno.   In conclusione Preparare una scaletta ti consente di avere una struttura, seppur abbozzata, della storia che vuoi scrivere. Ecco perché è importante essere precisi: ti aiuta a individuare cause e conseguenze dirette dei fatti che si susseguono ti evita di lasciare buchi o inserire incoerenze Inoltre, se ti accorgi che la “linea causa-effetto” non funziona, puoi modificarla con facilità. Ricordati però di controllare gli altri nodi correlati. Nell’esempio, ho inserito solo cinque eventi, ma potrebbero essere molti di più (te lo auguro). Se cambi un nodo devi riadattare anche il resto della storia, ma sarà la fatica minore. Pensa se dovessi riscrivere metà romanzo! Ecco i vantaggi della progettazione 🙂   SE TI VA DI PROVARE, RACCONTAMI COM’È ANDATA NEI COMMENTI FAMMI SAPERE SE QUALCOSA NON È CHIARO O SE HAI AVUTO DIFFICOLTÀ NELL’UTILIZZARE QUESTO STRUMENTO

4 tecniche per costruire una storia

tecniche per costruire storie

Sai che esistono delle tecniche per costruire storie, che puoi usare prima ancora di iniziare a scriverle? Si tratta di progettare in anticipo la struttura di una storia, in modo da poter individuare tutti gli elementi necessari a renderla completa ed efficace, oltre che solida. Certo che detta così sa di noioso, lo so, eppure dietro a ognuna di queste tecniche puoi trovare qualcosa di utile per la tua cassetta degli attrezzi da scrittore e scrittrice. È un processo che arricchisce e alimenta la creatività. In questo articolo ti illustrerò alcune tecniche per costruire una storia, che potrà essere un racconto, breve o lungo, o un romanzo; per quest’ultimo te ne consiglierò in particolare una, che richiede fatica e sudore, ma dà moltissima soddisfazione.   4 tecniche per costruire storie Prima di cominciare a elencarti le tecniche che ho scelto, devo fare una precisazione: ognuna di esse può essere usata a sé, ma nessuno ti vieta di mescolarle tra di loro e crearne una tutta tua, che calzi a pennello sulla storia che vuoi scrivere (e su di te).   #LA SCALETTA La tecnica della scaletta è quella più semplice. Tutti l’abbiamo sfruttata per fare i temi a scuola, ma credo che in questo caso sia più divertente, perché la puoi usare per scrivere qualcosa che ti piace. Il metodo della scaletta è un metodo di preparazione e analisi preliminare della trama. Sfrutta i nessi causali fra gli eventi, per costruire la fabula, e un lavoro di riorganizzazione drammaturgica per produrre l’intreccio. Ti devi chiedere: qual è la sequenza base dei fatti? Preparare una scaletta deve essere un lavoro sintetico e preciso. Si tratta di definire i fatti nudi e crudi della tua storia elencarli in ordine cronologico scegliere quali sono i fatti più importanti e funzionali alla narrazione riorganizzarli in un intreccio efficace e originale Il difetto di questa tecnica sta nel fatto che non ti guida a individuare le scene principali e i nodi narrativi fondamentali per gestire il ritmo della storia. Altro difetto è che non ti permette di lavorare sullo sviluppo dell’ambientazione. È una tecnica molto basic ma che ti dà già l’idea dello scheletro della trama: puoi considerarlo come un punto di partenza. [Scopri Come costruire una scaletta più nel dettaglio.]   #IL METODO A SCENE Il metodo a scene ti obbliga anch’esso  a ragionare sulla trama. Ma prima di parlarne, vediamo che cosa si intende in narrativa per scena e a che cosa ci serve quando poi dobbiamo andare a strutturare un testo. Una scena è composta da unione di obiettivi, azione, luogo, tempo, personaggio. Quando uno qualsiasi di questi elementi cambia si passa a un’altra scena. La scena è quindi una micro narrazione, in quanto narra di un cambiamento di stato (a inizio scena si presenta una situazione, a fine scena c’è un cambiamento). Come funziona il metodo a scene? Per iniziare ti servono una domanda, che accompagnerà il lettore per tutta la storia. La domanda deve riguardare il tema che sto trattando. Se, per esempio, il tema riguarda la convinzione che il vero amore non finisce mai, la domanda potrebbe essere: John e Mary riusciranno ad avere una vita felice insieme? dei personaggi, in questo caso, John e Mary un’ambientazione, il minimo sindacale: dove si svolge la vicenda? A questo punto hai gli elementi base e puoi cominciare a creare un’architettura narrativa attorno ad essi per sviluppare la storia. Il punto è iniziare dal riassunto di una scena. Potrebbe essere la prima che ti viene in mente tra John e Mary: la scena della loro separazione? O del loro riavvicinamento? Una litigata, quindi un dialogo tra i due? Quello che vuoi. Da lì in poi, in avanti e indietro nel tempo, costruisci le scene che girano attorno alla storia e “riempi i buchi” tra l’una e l’altra, cercando di mantenere una certa coerenza e logica. In questa fase è importante essere sintetici, quindi riassumi il più possibile ciò che avviene in ogni scena. Una volta finito il lavoro di progettazione, potresti trovarti più scene di quelle che effettivamente ti serviranno nella stesura. A questo punto fai una bella scrematura e riorganizza gli eventi. Tutto ciò che hai scritto finora ti è utile per entrare nella storia e conoscere meglio i tuoi personaggi, ma gli eventi che comporranno la narrazione saranno solo una parte di quelli che hai stilato. Ricordati di equilibrare la quantità di scene d’azione, descrittive e dialogiche per dare ritmo alla narrazione.   #IL METODO DEI NODI NARRATIVI È un metodo più veloce di quello a scene e ti consente di partire da uno dei nodi principali, anzi, ti incoraggia a partire dal finale. È utile per chi fa fatica a strutturare le storie. Se il tuo problema è che non sai dove mettere, ad esempio, il climax, questo metodo ti obbliga a scriverlo prima. Ogni storia è fatta di passaggi fondamentali chiamate svolte narrative, che danno la forma alla trama. Il metodo dei nodi nasce per riuscire a costruire una storia che dia enfasi, appunto, alla forma della trama. Il metodo dei nodi si basa sulla struttura in tre atti. Troverai un esempio QUI. Come per il metodo a scene, devi innanzitutto ragionare sulla domanda, il messaggio, sui personaggi e sull’ambientazione. Dopodiché parti con i nodi fondamentali: incidente iniziale, deve introdurre un cambiamento di stato significativo all’interno della narrazione e rompere l’equilibrio del personaggio. crescendo. A un certo punto della storia le cose diventano serie e si comincia a scalare gli obiettivi, che si fanno sempre più difficili da raggiungere. La tensione aumenta. Il protagonista fa una serie di tentativi attraverso una lunga china di difficoltà. Inserisci tutto ciò che nel lettore genera empatia. crisi. Momento in cui il personaggio viene messo alla prova e fronteggia il fallimento. Questa fase è anche nota come il pozzo o il momento buio. Tutto va talmente male che il lettore ha la sensazione che il protagonista non ce la farà. climax, l’eroe mette alla prova ciò che ha imparato nel pozzo, fronteggia

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