5 errori da evitare in un incipit

5 errori incipit

Vogliamo parlare dei 5 errori da evitare assolutamente in un incipit? Un piccolo passo indietro. Sono sicura che tua sia solita preparare una scaletta, quando progetti una storia, racconto o romanzo che sia. E che da questa scaletta, estrapoli un intreccio che può essere uguale alla scaletta oppure differente. Ti sei persa? Ricominciamo.   LA SCALETTA La scaletta è l’elenco degli eventi che danno forma al progetto del tuo romanzo. Segue un ordine cronologico e include anche scene che potrebbero non essere necessarie all’economia della narrazione. Diciamo che è un elenco “esuberante”: di solito si scrive tutto quello che viene in mente, per poi fare una valutazione in seguito su ciò che serve, su ciò che funziona e cosa invece va scartato. L’INTRECCIO L’intreccio si estrapola dalla scaletta e include gli eventi che (davvero) metterai nel tuo romanzo e li rimescola, ma non sempre. Quindi potrai avere: un intreccio uguale alla scaletta un intreccio che segue un ordine diverso dalla scaletta Per costruire l’intreccio, la prima cosa che devi chiederti è: qual è l’evento da cui voglio far partire la narrazione? Quali saranno le prime righe che scriverò? E qui casca l’asino.   5 ERRORI DA EVITARE IN UN INCIPIT L’incipit si riferisce all’evento iniziale, ma soprattutto al modo in cui lo presenterai: metterai in scena un’azione? Un dialogo? Una riflessione? Potrebbe venirti un lampo di genio subito, allora lo azzecchi al primo colpo, oppure ci devi ragionare a lungo una volta finita la stesura, quando tutte le carte sono sul tavolo. Ultimamente ho letto diversi libri (per lavoro) che avevano un incipit poco convincente. Cosa pensi che faccia un editore, dopo aver letto le prime righe poco convincenti di un romanzo?  Ecco allora che ho stilato una lista di 5 errori da evitare in un incipit:   #1 Situazione ordinaria, quotidiana del personaggio che non dà spunti, non incuriosisce, non suscita domande Immagina una storia che inizia con un personaggio che passeggia in un mercatino di Natale alla ricerca di una statuina del presepe. La domanda che una lettrice attenta potrebbe farsi è: riuscirà a trovare la statuina prima di tornare a casa? E poi? E poi niente, finisce tutto lì, perché non vi è alcun conflitto, nessun alone di mistero, nessun trampolino che ti lanci nel futuro della trama.   #2 Elenco delle caratteristiche fisiche di un personaggio; cosa gli piace o non gli piace; che tipo di rapporto ha con il personaggio che sta per incontrare qualche pagina dopo Un incipit di questo tipo ammazza la suspense; fornisce ogni informazione sin dall’inizio e non lascia nulla al caso, togliendo alla lettrice di turno il desiderio di saperne di più, perché ormai sa già tutto.   #3 Descrizioni auliche e romantiche di paesaggi o condizioni metereologiche Sebbene possano essere disquisizioni meravigliose ed evocative, sono oggi diventate un cliché e vanno evitate. Bisogna buttare lettrici e personaggi subito nella mischia, tirarli dentro alla storia per il collo e non lasciarli finché non è finita.   #4 Evitare lezioni accademiche di filosofia, mitologia, storia, ecc. Un romanzo deve suscitare emozioni, far sentire le lettrici parte di qualcosa, non essere un pretesto per ostentare le proprie conoscenze.   #5 Evitare riflessioni retoriche Sì, invece, alle riflessioni coraggiose (es. “Pensavo che uccidere qualcuno sarebbe stato più difficile…”).   In conclusione Devi scusarmi, ma adesso farò io un po’ di retorica: viviamo in un mondo in cui la soglia dell’attenzione è ridotta ai minimi termini (salterei di gioia, se tu fossi arrivata a leggere fino a qui); quindi, lasciare in attesa il lettore per pagine e pagine di… nulla, non è una buona idea, specialmente se di mestiere vuoi fare la scrittrice. Sono dura? Forse. Si leggono tanti consigli online sulla scrittura creativa, su cosa fare e cosa non fare, e penso che ormai sia chiaro quali siano i trucchi per scrivere un buon incipit, ma troppo spesso mi imbatto in romanzi che presentano uno dei problemi che ho elencato qui sopra. Promettimi una cosa: non cascarci anche tu.   SE VUOI ALTRE PILLOLE DI SCRITTURA, SPUNTI, CURIOSITÀ, ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Infodump nell’incipit e falsa partenza

Parlare di infodump nell’incipit non è del tutto appropriato. Sarebbe più corretto dire che l’errore più comune che noto quando leggo manoscritti di esordienti è l’affollamento di informazioni nei primi capitoli dell’opera. Il motivo di questo scivolone è probabilmente la mancanza di un lavoro a priori di selezione degli eventi e delle informazioni da inserire nella stesura del proprio romanzo. Si dice che “a tagliare si fa sempre in tempo”, ma bisogna anche capire cosa tagliare e farlo in modo consapevole nella fase di revisione. In questo articolo ti parlerò di: falsa partenza svantaggi dell’infodump nell’incipit consigli su come evitarlo Partiamo!   Cos’è la falsa partenza   È capitato anche a me; quando è successo e me ne sono accorta ho tagliato pagine e pagine di sproloqui inutili, perché mi sono resa conto che l’inizio della storia che stavo scrivendo veniva molto più avanti. La falsa partenza è una sorta di “prova di scrittura” che istintivamente facciamo tutti. Significa iniziare a scrivere quando siamo ancora intorpidite: magari abbiamo appena finito di progettare la storia e ci mettiamo davanti al pc per cominciare finalmente a scriverla. È un po’ come parlare al mattino appena sveglie, con la bocca impastata dal sonno. Ecco il motivo per cui si corre il rischio di inserire pagine e pagine di sproloqui inutili prima di raccontare veramente qualcosa.   Gli svantaggi dell’infodump nell’incipit   In primis,   # LA NOIA Lettori e lettrici sono pronti, hanno il tuo libro in mano, lo aprono e si aspettano di essere coinvolti sin da subito nella storia, ma… Inserire troppe informazioni all’inizio ritarda l’incidente iniziale (QUI parlo dei nodi narrativi principali). Questo porta a chiedersi: “Ma quand’è che accade qualcosa?”. Ti è mai capitato? Proprio in questi giorni ho un manoscritto in valutazione che presenta questa dinamica: prima del quarto capitolo non accade nulla. Significa che il narratore, nei primi tre capitoli, si è focalizzato sulla descrizione di luoghi e personaggi, nel tentativo di rendere intelligibile il mondo che ha creato, senza che tuttavia ve ne fosse la necessità. Se comincio la mia storia descrivendo in modo dettagliato il mondo che ho inventato, senza che i personaggi agiscano in alcun modo, rischio di perdere l’attenzione di chi legge. Gli elementi “fantastici”, ad esempio, hanno bisogno di essere “digeriti” un po’ alla volta, per questo è sufficiente dare piccoli spunti che a poco a poco, un mattone sopra l’altro, contribuiscono a ricreare nella mente del lettore e delle lettrici l’ambientazione che hai inventato. Introdurre di prepotenza in un mondo narrativo altro, potrebbe non fornire strumenti utili per la decodifica della storia, ma disorientare chi legge.   Ma anche…    # LA MANCANZA DI TENSIONE Dare troppe informazioni, tutte in una volta, potrebbe scarnificare il secondo e il terzo atto: che motivo ha un lettore o una lettrice di andare avanti a leggere se racconti ogni cosa sin dal principio? Cosa avrai mai da raccontare nel resto dell’opera se hai già detto tutto? Lasciare alcuni interrogativi traina in avanti la lettura, suscita curiosità, crea suspense, rende interessante e avvincente la tua opera. Portare lettori e lettrici a porsi domande con la propria modalità narrativa è la chiave per il successo di un romanzo. Le risposte devono arrivare a poco a poco, con calma, nel momento giusto, bisogna saperlo individuare. Sappi inoltre che l’infodump nell’incipit potrebbe indurre un editore a scartare un’opera che ha del potenziale, perché ne legge solo le prime pagine. L’abito fa il monaco: se le prime pagine sono cariche di informazioni e non presentano tensione narrativa, si è indotti a pensare che tutta l’opera sia così, anche se magari non è vero (se vogliamo: si fa spesso e volentieri di tutta l’erba un fascio).   Come evitare l’infodump nell’incipit   Immagina di aver preparato le valigie per un viaggio: come al solito hai preso troppa roba e ti ritrovi con quattro valigie e un bagaglio a mano, ma viaggi in aereo e non ce la farai a trascinarti tutto dietro. Devi sceglierne solo una. Quando inventi una storia, crei un mondo narrativo più o meno articolato, ma lo spazio fisico e lo spaccato della narrazione che dovrai raccontare sono molto più ridotti. Per questo motivo, è necessario compiere delle scelte mirate e fare in modo di raccontare l’essenziale per rendere quella storia concreta e comprensibile al pubblico. Ricorda inoltre che la rottura dell’equilibrio è uno dei primi nodi narrativi a cui è necessario pensare quando si scrive una storia. Puoi anche iniziare a progettare il tuo romanzo dalla fine, poi percorrere la storia a ritroso. Oppure dal centro e muoverti nelle due direzioni, avanti e indietro. Ma quando avrai tra le mani la stesura completa, chiediti in che punto hai inserito l’incidente iniziale: questo è uno dei parametri che può darti indicazioni importanti su un eventuale falsa partenza. Ritardare i fatti potrebbe indurre l’abbandono della lettura del tuo libro, o un editore a scartarlo. Se sei appena sveglia, quindi, evita di scrivere l’inizio del tuo libro, fallo quando la tua penna si è scaldata un po’ 😉.   Se hai dubbi sull’incipit del tuo romanzo, scrivimi per una consulenza, oppure sbircia tra i miei servizi e scopri come possiamo lavorare insieme.  

Antieroe e antagonista: qual è la differenza

Antieroe e antagonista

Antieroe o antagonista: questo è il problema. Cosa rende speciali i tuoi supereroi preferiti, o i personaggi dei romanzi che leggi più volentieri? Ragionare su quali caratteristiche o particolarità rendano certi personaggi unici ti permette di imparare a tua volta a crearne di simili o, perché no, anche di migliori. Bisogna però partire dalle basi e capire, intanto, che cos’è un personaggio. Un personaggio è qualsiasi cosa agisce nella storia: può essere un essere umano, un animale, un luogo (ad esempio, il deserto nel Deserto dei tartari, Marte nell’Uomo di Marte, e così via). Abbiamo personaggi cosiddetti “buoni” e personaggi “cattivi” che ostacolano i buoni. In questo articolo parleremo dei personaggi cosiddetti “cattivi”: antieroe e antagonista, che NON sono la stessa cosa.   L’antieroe   Quando sento parlare di antieroe, la prima cosa che mi viene in mente è un’ombra nella notte, in impermeabile, tra i fumi che escono dai tombini e la pioggerellina fine che gli rimbalza sulle spalle. Nel taschino interno del soprabito, una fiaschetta di whisky. Leggi un qualsiasi romanzo di Ellroy e troverai un detective ubriacone che malmena i sospettati e corrompe i testimoni. Ma a fin di bene, in fondo… L’antieroe è un protagonista che non incarna doti umane positive, ma propende verso un’ambiguità morale. Ha caratteristiche considerate negative per la morale della società, si comporta “male”, e attraverso metodi discutibili, fa del bene. Creare un antieroe, invece di un eroe, può rivelarsi una scelta vincente, se non si scade nel cliché. Nella letteratura e nel cinema hai solo l’imbarazzo della scelta: le sfumature negative dei protagonisti di alcune storie li trasformano in antieroi indimenticabili. Ti faccio un esempio borderline che forse ti stupirà. Se paragonato ad altri suoi colleghi, come Spiderman o Superman, Batman è certamente un po’ sopra le righe, non trovi? La polizia lo bracca e deve nascondersi; ha un animo tormentato e a volte perde il controllo. Attraverso la missione che si è auto-imposto, vuole vendicare la morte dei genitori. Se ci pensi, il concetto di vendetta è un concetto negativo: non ci si vendica, si cerca giustizia. Eppure questa sottigliezza rende il personaggio più verosimile e umano, e questo facilita l’immedesimazione. Se parliamo di perdere il controllo, l’incredibile omone verde non ha rivali. Le azioni violente di Hulk sono un modo per sfogare la propria rabbia repressa; eppure, anche lui aiuta i “buoni” e combatte i “cattivi”, pur causando qualche danno. Poi c’è il mio preferito: Han Solo, che prima di diventare un eroe, era un contrabbandiere che pensava solo a sé stesso, ai suoi interessi e a salvarsi la pelle. Lui è un antieroe che si trasforma in eroe, anche se di fondo rimane sempre un po’ “canaglia”.   L’antagonista   Il motivo per cui all’inizio dell’articolo ho scritto “cattivo” tra virgolette è dovuto al fatto che un antagonista non è per forza “cattivo”. L’antagonista si contrappone al protagonista della storia, che potrebbe, come abbiamo visto, non essere un esemplare di virtù. Se ci pensi, Lupin è un antieroe, perché è un ladro. E rubare è una cosa sbagliata. In una situazione normale lo considereremmo una brutta persona, da perseguire e sbattere in galera. Eppure, la narrazione ci porta a tifare per lui e desideriamo che sia Zenigata a perdere, ogni volta, la partita. E qui si crea una situazione interessante. Dal canto suo, Zenigata è l’antagonista della storia, sebbene rappresenti la giustizia, in quanto ispettore. L’antagonista è quindi colui (o qualcosa) che si frappone tra il protagonista e il suo obiettivo, e costituisce quindi un ostacolo. In uno degli esempi citati all’inizio, Marte si rivela un paese inospitale, lo sa lo spettatore, lo sa il protagonista, che  viene messo a dura prova dalle condizioni ambientali che il pianeta gli offre e rischia la vita. Lascio a te l’onore di completare la lista nei commenti, nominando alcuni antagonisti famosi che hai apprezzato. Comincio io con Hannibal Lecter, che cerca di mettere in difficoltà Clarisse (ma che principalmente acquisisce la funzione di mentore); Jack Torrance nel meraviglioso romanzo di King: Shining, che impedisce a sé stesso e alla propria famiglia di lasciare l’Overlook Hotel (che a sua volta diventa antagonista di Jack); e avendo nominato Han Solo, non può mancare Darth Vader/Lord Fener. Per approfondire leggi: Come creare un antagonista credibile per il tuo romanzo.   In conclusione, in una storia possiamo inserire un antieroe, che ricoprirà la funzione di protagonista, e un antagonista che metterà i bastoni tra le ruote all’antieroe. Sta a te stabilire un legame tra i due e un motivo che li porti al conflitto. Ricorda che sono i personaggi a portare avanti le storie, non il contrario.  

Come creare un antagonista credibile per il tuo romanzo

Antagonista

Sono finiti i tempi in cui per creare un antagonista bastava pensare a un personaggio cattivissimo, ma monolitico, privo di pregresso e profondità. Oggi il pubblico chiede di più. Pensa solo a film come Maleficient e Joker, in cui la prima è l’antagonista della principessa Aurora e il secondo è il nemico di Batman. La storia narrata dal loro punto di vista assume una prospettiva completamente diversa, non trovi? Quando crei i personaggi della tua storia, dovresti dedicare a ognuno di essi la giusta attenzione e considerare l’antagonista come se fosse un protagonista, ma dal lato sbagliato (che poi così sbagliato potrebbe non essere, come vedremo). In questo articolo affronterò solo il discorso sull’antagonista esterno, perché come immagino tu sappia,  potresti anche costruire una storia in cui il conflitto interno è preponderante rispetto a quello esterno. Non sarà questo il caso. Prima di tutto, bisogna capire…   Chi è l’antagonista   Di solito, per comodità o per essere spiccioli, definiamo l’antagonista come “il cattivo” della storia. Questa definizione, tuttavia, vale di più per le storie tradizionali, come le fiabe (Biancaneve/matrigna, Cappuccetto Rosso/lupo), in cui questa accezione è quasi sempre vera. Oggi la definizione che darei io è un po’ più articolata: l’antagonista è quel personaggio il cui arco narrativo si contrappone a quello del protagonista. L’arco narrativo è quell’insieme di fatti, conflitti, paure, sfide e azioni che costellano il percorso del protagonista; spesso queste sfide e conflitti sono causati dall’antagonista. Prova a pensarci: senza antagonista, senza conflitto, non c’è narrazione. Senza ostacoli, il protagonista raggiungerebbe i suoi obiettivi senza difficoltà, perché allora narrare la sua storia? Ma come creare un antagonista credibile, se non può essere soltanto cattivo? Quali sono gli aspetti su cui puoi basarti per creare un antagonista indimenticabile?     3 tipi di antagonista   Ci sono vari tipi di antagonista su cui puoi basarti per costruire il tuo, te ne svelo tre. Sulla traccia di questi, sei libera di usare poi la creatività, in base alla storia che hai intenzione di scrivere e − cosa fondamentale −, al suo protagonista. Ci sono alcuni antagonisti che sono stati costruiti con così tanta attenzione e cura, che sono diventati memorabili. Ad esempio Dracula: lo sai che non è il protagonista della storia, vero? Dracula è l’antagonista, il protagonista è Jonathan, ma chi dei due ti è rimasto più impresso? Ovviamente questi sono casi eclatanti, non è sempre così. Il rischio di mettere in ombra il protagonista potrebbe esserci, ma se si fa un buon lavoro su entrambi i personaggi, non ci dovrebbero essere problemi. Creare un grande antagonista, ti permette di mettere in luce anche il protagonista, perché dovrà affrontare un grande nemico.   #antagonista 1: il cattivo per necessità   Come creare un antagonista per necessità? Per discostarsi dal pericolo di creare un antagonista piatto, bisogna mettersi nei suoi panni. Questo significa che dovresti chiederti come mai fa quello che fa, perché ostacola il protagonista, che cosa cerca. Anche lui probabilmente lotta per sopravvivere, vuole soddisfare una propria aspirazione, persegue un proprio piano. È un malvagio spinto da un bisogno, che lo porta a entrare in contrasto con il protagonista. Potrebbe avere un conflitto di interessi, puntare allo stesso obiettivo del protagonista. Pensa a Pennywise, nel romanzo It di Stephen King: la creatura si risveglia periodicamente perché per sopravvivere deve nutrirsi delle paure dei bambini (e delle loro carni), poi torna in letargo. Potrebbe semplicemente starsene lì a dormire? No, altrimenti morirebbe. L’antagonista per necessità, se commette del male, lo fa per avere dei benefici per sé stesso e nessun altro.   #antagonista 2: il cattivo che ha ragione   Sì, hai capito bene: l’antagonista può avere ragione. Potresti non condividere il motivo per cui agisce in un determinato modo, ma come potenziale portatore della tesi contraria al protagonista, potrebbe essere possibile empatizzare con ciò che lo spinge a essere malvagio. Creare quindi un antagonista che ha ragione aiuta il lettore a riconoscersi, perché no, in lui, o in parte nelle sue motivazioni. Potrebbe accadere che i valori del protagonista e quelli dell’antagonista entrino in collisione; ad esempio Voldemort, che ripudia i babbani, perché indeboliscono la razza dei maghi; Harry invece li vuole difendere. Inoltre, Voldemort è anche antagonista per necessità, perché la profezia non prevede che lui e Harry possano coesistere. Quello che è importante sottolineare è che ciò che muove le azioni del cattivo che ha ragione è la volontà di portare a compimento un progetto che nella sua testa porterà benefici ai molti (oltre che a sé stesso), anche se i mezzi per raggiungere tale risultato rimangono dubbi.   #antagonista 3: l’eroe che diventa cattivo   Se hai visto tutti i film della saga di Star Wars, sai bene che Darth Vader all’inizio era solo Anakin, un ragazzino pieno di qualità che decide di diventare Jedi. Viene addestrato ma qualcosa va storto, così prende una strada “sbagliata”. Qualcosa lo ha portato a diventare un antagonista, lo ha messo nella condizione di ostacolare gli altri invece di aiutarli. L’eroe che diventa malvagio è il risultato di una trasformazione, che anche in questo caso potremmo comprenderlo: Anakin diventa Darth Vader perché il maestro Sith gli promette che i poteri del lato oscuro della forza gli permetteranno di salvare sua moglie Padme. Darth Vader è quindi anche un cattivo che ha ragione.   Antagonista: come influenza la storia?   Quando hai stabilito che tipo di antagonista vuoi creare, puoi passare allo step successivo: capire in che modo influenzerà la storia. Un antagonista può: creare o alimentare il conflitto. Con la sua presenza, ma anche con la sua assenza, alza o abbassa la tensione; questo meccanismo ti permette di sfruttare le azioni dell’antagonista per creare ritmo; rompere l’equilibrio deliberatamente (quindi, anche l’antagonista, all’inizio, potrebbe essere in una fase di equilibrio, che la presenza del protagonista potrebbe minare); rappresentare l’ombra dell’eroe, quindi tutto ciò che l’eroe non può, non deve, non vuole essere; incarna le tentazioni del protagonista, il rischio, le sfide che può superare o che possono

I simboli narrativi: come usarli in un libro?

Simboli narrativi

«Dunque, la prima porta si chiama Porta del Grande Enigma. La seconda, Porta dello Specchio Magico. E la terza è la Porta Senza Chiave…»«Strano», lo interruppe Atreiu, «per quel che posso vedere, dietro la prima porta non si vede altro che una pianura deserta. Dove sono le altre porte?»«Silenzio!» ordinò Enghivuc in tono di comando. «Se continui a interrompermi non posso spiegare niente. È tutto molto, molto complicato! Le cose stanno così: la seconda porta c’è solo quando hai varcato la prima. E la terza, quando hai oltrepassato la seconda. […] Prima non esiste nulla di tutto questo. Non c’è, semplicemente non esiste, capito?» Michael Ende, La storia infinita, Longanesi & C., Milano, 1981, pp. 98-99 un ragazzetto grassoccio, che poteva avere press’a poco la sua stessa età, seduto a gambe incrociate su un mucchio di stuoie, intento a leggere un libro che teneva sulle ginocchia. Era avvolto in vecchie coperte grigie sfilacciate. Gli occhi del ragazzo erano grandi e lo sguardo molto triste. Dietro di lui si vedevano sullo sfondo alcuni animali immobili nella penombra, un’aquila, un gufo e una volpe, e un poco più lontano ancora qualcosa che somigliava a uno scheletro bianco. Ma con precisione non lo si poteva distinguere Michael Ende, La storia infinita, Longanesi & C., Milano, 1981, pp. 107-108

5 errori nella costruzione di un personaggio

5 errori da non fare quando costruisci un personaggio

Sono 5 gli errori che potresti fare nella costruzione di un personaggio. In realtà potrebbero essere molti di più, ma ho individuato i più comuni. Presente il detto “Se li conosci li eviti”? Potresti pensare che “tanto va bene così” e che la trama reggerà il tutto, ma alcune lacune saltano subito all’occhio e rischiano di rovinare anche la più bella delle storie, se i personaggi sono scadenti. Questo articolo è rivolto a chi trova complicato progettare un personaggio, a chi fatica a tirare fuori le sue caratteristiche, in modo da renderlo ben riconoscibile. Ma potrebbe essere utile anche a chi ha già fatto corsi su corsi e sa come si costruisce un personaggio, perché quando si tratta di scrittura creativa, c’è sempre da imparare e un punto di vista differente sull’argomento può dare nuovi spunti. Cominciamo dall’errore per antonomasia.     Errore #1: non costruire i personaggi   Di recente, in uno dei miei percorsi individuali di progettazione narrativa, abbiamo affrontato questo aspetto. Siamo partiti dai personaggi, ma faticavano a emergere. Questo bloccava anche la costruzione della storia, perché diventava difficile stabilire che direzione farle prendere, senza sapere quale sarebbe stato l’arco evolutivo dei personaggi. Come sai, bisogna creare una linea di coerenza. Con un lavoro integrato fra trama e personaggi, questi ultimi sono sbocciati e la storia ha preso il via in modo naturale. Quindi, innanzitutto, costruisci i personaggi prima di cominciare a scrivere. Potresti avere difficoltà senza la bozza di una storia, come ti ho raccontato, allora puoi provare a coordinare costruzione dei personaggi e trama, e aggiornarli a mano a mano che vai avanti col lavoro. L’importante è che tu ci faccia una bella ragionata sopra. Bene, partendo quindi dall’assunto che progetterai i tuoi personaggi, passiamo adesso ai prossimi errori da non fare quando ne costruisci uno.   Errore #2: trascurare l’arco evolutivo del personaggio   Ho scritto un articolo sull’evoluzione e involuzione del personaggio, che potrebbe integrare quello che sto per dirti. L’arco evolutivo definisce il cambiamento del personaggio lungo la storia e va progettato anch’esso in modo certosino. Se trascuri questo aspetto, rischi di creare un percorso di cambiamento in cui il personaggio fa dei balzi da un punto all’altro in modo artificioso e poco fluido. È quindi importante creare un percorso a step, ragionare su quali possono essere gli eventi che porteranno il personaggio da un punto A (incidente iniziale della storia) a un punto B (climax e scioglimento). Questo ti permette di verificare da subito se la storia fila e di costruire un processo di trasformazione credibile.   Errore #3: renderlo perfetto   È sempre difficile picchiare duro sul personaggio. Quando ci lavoriamo in consulenza, capita spesso che inizialmente ci si vada con i piedi di piombo. Imbastire una scaletta ti permette di capire se la storia acquisisce il giusto ritmo, e se il personaggio viene davvero messo in situazioni di difficoltà crescente, tali da agevolare anche il cambiamento, come ti ho detto al punto precedente. Se questo non accade, il motivo può risiedere in due aspetti: nella sua caratterizzazione; gli mancano dei difetti che possano complicargli la vita (puoi approfondire QUI); in nodi narrativi troppo deboli; gli ostacoli che poni davanti al personaggio devono essere davvero alti per lui e mandarlo in crisi. Ricorda che il lettore non riesce a immedesimarsi in personaggi perfetti, perché nessuno di noi lo è, a tutti capitano delle sfighe 🫣.   Errore #4: disinteressarsi del suo registro linguistico   Uno degli aspetti che noto costantemente quando stilo schede di valutazione è proprio questo: i personaggi parlano tutti allo stesso modo e se c’è un narratore esterno, anche la sua voce somiglia alle altre. Se, ad esempio, il narratore ha un tono aulico e ricercato, i dialoghi useranno lo stesso lessico, chiunque sia il personaggio che parla. Anche questo elemento rischia di far perdere credibilità alla storia e ai personaggi stessi. Per questo motivo, è importante capire in che modo i personaggi parlano, ma non solo. Pensa alle idee che potrebbero avere su un determinato argomento, a cosa li fa arrabbiare, cosa invece li addolcisce. Oltre al linguaggio, infatti, sono le loro reazioni a differenziarli dagli altri personaggi, e le cose in cui credono.   Errore #5: sovrappopolare la storia   Per scrivere un romanzo ci vogliono tanti personaggi. Falso. Ci vogliono quelli giusti. Di recente, ho valutato un romanzo pieno zeppo di personaggi. Ognuno di loro aveva delle caratteristiche interessanti, ma l’opera in questione non ha dato loro abbastanza respiro e la trama continuava a sfilacciarsi. Si dice “Pochi, ma buoni”, ed è questo che conta. Se pensi che una trama popolata sia una buona idea, ti consiglio di porti alcune domande per fare una sorta di verifica: tutti i personaggi influenzano il protagonista? influiscono sulla trama e le permettono di avanzare? hanno un proprio percorso evolutivo che converge nel tronco centrale della trama? mantengono coesa la storia o sfilacciano la linea narrativa principale in molteplici linee secondarie? il loro arco narrativo si conclude? contribuiscono a rendere comprensibile il romanzo o distraggono il lettore verso lidi inconsistenti? Se sei ambiziosa e stai costruendo una saga familiare, presta attenzione a ogni personaggio che vuoi mettere in scena. Potresti costruire un arco narrativo per ognuno di essi, per poi intersecarli in un buon intreccio, valutando la reale necessità del loro ruolo.   In conclusione   Parti dai personaggi o dalla trama, ma dedica il giusto tempo a entrambi questi aspetti. Fatti moltissime domande e attingi dalla realtà. È vero che un romanzo è finzione, ma i personaggi che lo popolano hanno bisogno di essere verosimili, ciò significa che se uno di loro è disoccupato, non può trovare il lavoro della vita a pagina 10. Dovrà fare un percorso impegnativo, irto di difficoltà e colloqui andati male prima di realizzare il proprio sogno. Ti auguro un buon lavoro di progettazione e se hai bisogno di chiarimenti, scrivimi qui sotto nei commenti, sarò felicissima di aiutarti.   Oppure, chiedimi una consulenza se sei bloccata sulla costruzione dei personaggi.

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