Recensioni

Jellyfish, il ragazzo medusa di Mauro Colarieti

13 agosto 2017
Jellyfish

In uno scenario in cui le saghe la fanno da padrone, continuo ad apprezzare sempre di più libri brevi e carichi di significato.

Mauro mi ha contattata presentandomi i suoi due romanzi, oltre a Jellyfish, il ragazzo medusa ha scritto anche Costellazione di brufoli. Ho scelto Jellyfish, il ragazzo medusa per cominciare, intrigata e incuriosita dal titolo. Ho letto la sinossi e ho pensato che sì, era un libro che avevo proprio voglia di leggere.

SINOSSI

Shui Calvo è un’adolescente italo-cinese molto timida e insicura, con un paio di occhi a mandorla eccezionalmente azzurri su un volto che altrimenti passerebbe inosservato. La sua vita si divide tra il ristorante dei suoi genitori e la passione per la chitarra che le ha permesso di essere ammessa in una prestigiosa scuola di musica. È proprio in questa scuola che Shui incontra Davide, un ragazzo eccentrico con cui condividerà per anni uno struggente “Skinny love”. Quando l’attività dei suoi genitori rischia di chiudere, Shui si vede costretta a partire e lasciare Davide. Per dire addio al suo amore, si ritrova a girovagare nella villa del ragazzo, ripercorrendo le esperienze e gli aneddoti che l’hanno unita a quel personaggio malinconico, goffo e silenzioso che ha ammirato fin dal primo incontro. Il destino, però, non ha ancora giocato tutte le sue carte…

COSA NE PENSO

Sono entrata nell’atmosfera di questo romanzo dalle prime battute. La lettura è scorrevole e chiara, unico elemento di disturbo a mio parere è il continuo alternarsi tra testo e citazioni di pezzi di canzoni che interrompono il flusso narrativo; per non farmi distrarre non le ho considerate.

L’autore racconta la storia dal punto di vista di Shui, una ragazza italo-cinese. Tra avvenimenti improbabili non privi di sottile ironia, Mauro Colarieti riesce a descrivere molto bene questa meravigliosa e incomprensibile realtà adolescenziale, e lo fa con una semplicità e facilità disarmanti.

Mi sono stupita. Mauro è alla sua seconda pubblicazione. Questo giovane (perché giovane lo è davvero: 20 anni)) è riuscito a delineare la psicologia di una quattordicenne all’interno di una società difficile da vivere, soprattutto per dei tratti somatici come i suoi. Per Shui così come per un adolescente, che al giorno d’oggi si sente sempre più incompreso e disadattato nel corollario di superficialità e tendenza alla derisione di cui è permeata la società oggigiorno.

Non basta più omologarsi e nemmeno fingere di sentirsi parte di un qualcosa, perché sentimenti di ovvietà pungono come spine sulla coscienza di un ragazzo o di una ragazza, consci di non trovarsi a proprio agio da nessuna parte e con nessuno.

Un’incredibile verità si fa spazio tra queste pagine: la capacità di Shui e di Davide di dimostrare quanto la maturità e la consapevolezza adolescenziale siano sottovalutate. Troppo spesso si dà poco credito a una fascia di età così vulnerabile e influenzabile, non rendendosi completamente conto di quanta forza si celi dietro un sorriso timido, uno sguardo scontroso, un’esitazione, un silenzio, una risposta brusca.

Perché non è nella massa che si trova la serenità, ma è nello sguardo che ti lega a qualcuno. Nel segnale più impercettibile del quale ci si può accorgere se si fa un po’ di attenzione. Nel riconoscersi. E se questo riconoscersi avviene solo con una persona, è già di per sé un grande regalo, vale più della povertà di rapporti scarnificati con mille altre.

Shui e Davide fanno un passo alla volta, lentamente, in un susseguirsi di sguardi e di incontri, in questo vasto vasto mondo che è il cuore dell’altro. Vogliono entrarci, vogliono conoscerlo, e lo fanno con delicatezza perché sanno quanto possa essere fragile il contatto umano e quanto possa far soffrire una delusione. Si guardano da lontano, tra di loro l’attesa, il sogno e la speranza che i loro castelli in aria si realizzino, nella paura che vengano infranti come bolle una volta toccati solo con un dito.

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