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Diari di donne in panchina di Fiorella Carcereri

11 ottobre 2017
Diari di donne in panchina

Diari di donne in panchina di Fiorella Carcereri mi ha offerto spunti di riflessione, mi ha fatto sorridere e arrabbiare, caratteristiche che apprezzo fortemente in un libro.

Confesso che non amo le raccolte di racconti, di solito prediligo quei tomoni di romanzo di almeno 300 pagine, quelli che ci metto un po’ di più a finire ‒ un po’ di suspense ci vuole ‒ ma l’opera di Fiorella mi ha comunque spinto ad andare avanti, ad andare oltre. Dopo aver letto il primo episodio dei cinque presenti, non volevo più fermarmi perché avevo il desiderio di capire fino a dove questi uomini si sarebbero spinti.

SINOSSI

Cinque donne. Cinque diari. Cinque storie di amori cercati e non trovati

Amori non trovati in cinque figure maschili, volutamente etichettate dall’autrice con diversi stati anagrafici. Figure maschili assai differenti tra di loro ma che, poste in determinate situazioni, reagiscono allo stesso modo, o in modo simile, a dimostrare che gli uomini, nel profondo, non cambiano. La narrazione, nei cinque racconti, rivela tratti di acuta ironia, a volte addirittura di goffaggine, che si alternano con momenti di crudeltà, talvolta di brutalità, e di spietato desiderio di vendetta da parte della protagonista di turno. Cinque storie di malintesi, sentimenti calpestati e odio che corrono sul filo dell’alta tensione ma che rispecchiano, con triste verosimiglianza, molte storie di vita reale. L’autrice punta a mettere in evidenza non tanto i tratti caratteriali più ottusamente maschilisti o più fermamente femministi dei suoi personaggi, quanto l’abissale diversità esistente tra la fragile, intricata e complessa sensibilità femminile e l’animo maschile, più primitivo e istintivo. E ogni volta, come ai primordi dell’umanità, Eva si ritrova tragicamente a ricercare comprensione e complicità proprio in Adamo, l’essere che per lei non rappresenta l’altra metà della mela, quanto piuttosto l’altro lato della medaglia o la metà oscura della luna. L’altro, contrario e incompatibile, l’altro sé.

COSA NE PENSO

Si intuisce dal titolo. Diari di donne in panchina parla di donne. Davvero sono in panchina? Sì, ma credo solo in parte, perché sono donne che imparano dalla vita e che da quella panchina si alzano con dignità.

Quello che mi chiedo è come tutto questo possa essere così reale, come il gentil sesso possa costantemente e inevitabilmente abbassarsi al livello della grettezza e falsità di certi uomini.

Il fatto che Fiorella condisca il tutto con una buona dose di ironia e autocritica, allevia il turbamento profondo che ognuno di questi episodi potrebbe provocare in menti molto sensibili, ciò non toglie che la superficialità e l’indifferenza di fronte ai sentimenti umani è disarmante.

Prendiamo ad esempio il primo di questi racconti: Paola e Arturo. L’uomo mammone e totalmente dipendente dalla famiglia. Un po’ giandone anche. È indole della donna evitare questo genere di individuo, come è anche sua tendenza avere la presunzione di poterlo estirpare dal terreno della casa materna per prendere il posto della donna più importante della sua vita: la mamma. Una sorta di sfida con se stessa. E qui mi pongo una domanda: noi donne siamo davvero così superbe? Davvero pensiamo di poter cambiare gli uomini? È giusto, infine, cambiarli o è più utile cambiare noi stesse e ritrovare la nostra integrità?

In seguito a peripezie rocambolesche, le protagoniste di quest’opera ritrovano, dopo averla persa svariate volte, la propria dignità (quasi tutte). Sarà la speranza che nutrono verso il genere maschile, la vaga sensazione che qualcosa di buono si nasconda ancora dietro quei lineamenti virili, che di uomo dovranno pur sapere in qualche modo. Non si danno per vinte, sicure che prima o poi quel vuoto che vedono sull’altra sponda verrà colmato. Non si danno per vinte incappando sempre negli stessi errori, ma d’altra parte come trovare l’altra metà della mela se non si concede il beneficio del dubbio?

E queste donne il beneficio del dubbio lo concedono loro malgrado, rischiando di nuovo di ferirsi e di venire umiliate da chi la sensibilità non sa nemmeno dove stia di casa, da chi la comprensione la vede come una figura sfocata, da chi l’empatia la considera una parola difficile da cercare sul vocabolario.

Fiorella Carcereri mi ha dato da pensare. I suoi racconti sono brevi, irriverenti, semplici e portatori di situazioni quasi assurde, ma che in realtà di assurdo hanno poco. Sono portate all’estremo, caricature di una realtà che circonda l’universo dello yin così come quello dello yang.

Fino ad oggi mi sono imbattuta in questo tipo di storie raccontate esclusivamente da un punto di vista femminile: donne tradite, umiliate, prese in giro da uomini. Sarei curiosa di vedere nero su bianco le stesse esperienze narrate da un punto di vista maschile, perché sono convinta che anche noi donne possiamo spingerci davvero in là in quanto a cattiveria e derisione.

Ci siamo persi per strada l’amore romantico, quello di Mr Darcy per la graziosa Elisabeth, L’amore ai tempi del colera quando il cuore giurava fedeltà eterna alla persona amata, incapace di dimenticarla per il resto della propria vita terrena, e forse anche oltre.

Superficialità, superbia, orgoglio, presunzione, questo è tutto ciò che ci è rimasto?

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