Recensioni

Blood & breakfast di Riccardo De Torrebruna

30 giugno 2017
Blood & Breakfast

Blood & breakfast: ho subito pensato che fosse un titolo originale, o comunque uno di quei titoli che ti rimangono indubbiamente impressi nella mente. Ma è stata la copertina a convincermi a prenderlo in mano, come mi capita il più delle volte 😉

SINOSSI

Carl, studente di medicina fallito, decide di avviare un bed & breakfast nella villetta ricevuta in eredità dalla nonna, una donna cattiva verso la quale non nutre il minimo affetto. L’inaugurazione dell’attività non avviene però nel modo previsto: i primi due ospiti scompaiono nel nulla e Carl sente montare dentro di sé una sempre maggiore attrazione verso la violenza, tanto da cominciare ad architettare il modo migliore per togliere di mezzo anche i clienti successivi. Ma dove sono finiti i primi due ospiti? Qualcuno verrà a chiederne notizie? E come mai l’indole docile di Carl si è trasformata in indifferenza verso la morte? Una scia di sangue invade la casa, mentre l’estate si fa sempre più torrida e la birra doppio malto scorre a fiumi nelle tarde serate adriatiche.

COSA NE PENSO

Ormai siamo abituati a vivere in una società in cui le apparenze sono quelle che contano, ma i nostri nonni non ci dicevano forse che l’abito non fa il monaco?

Questo detto sembra bypassato al giorno d’oggi, ma non c’è niente di più attuale. Viviamo in un mondo in cui non facciamo altro che preoccuparci di quello che pensano le persone di noi o di come gli altri vorrebbero che fossimo, con l’inevitabile conseguenza di diventare proprio ciò che ci viene imposto, annullando qualsivoglia tentativo della nostra vera anima di emergere.

Fai attenzione quando ti dico che per Carl l’abito non fa assolutamente il monaco. Ex studente di medicina dall’aspetto ordinario e forse anche un po’ tonto, eredita una villetta dalla nonna defunta. Non la classica nonnetta tutta favole e biscotti, ma un personaggio oscuro nell’infanzia di Carl, una presenza che lo ha portato a sviluppare una certa angoscia nel condividerne gli spazi e le parole. Fino a quando, crescendo, è riuscito ad allontanarsene per guadagnarsi la tanto agognata libertà. Ma ci si può davvero liberare dalle proprie fonti d’ansia, semplicemente mettendo dello spazio fisico tra noi e loro?

Carl decide di trasformare la villetta della nonna in un bed & breakfast per tirare su un po’ di soldi, vista la pericolante situazione economica nella quale versa. Riccardo De Torrebruna ti porterà, tuo malgrado, all’interno del B&B, che non racchiude esclusivamente una sala colazione e una camera nella quale pernottare, ma nasconde in sé, nei suoi muri, nell’aria che vi si respira, la mente, le azioni e i pensieri del protagonista. Carl, cosciente e incosciente di ciò che fa, si troverà dinanzi diverse persone che gli chiederanno ospitalità; queste persone scompariranno in circostanze misteriose lasciando un buco nella mente del protagonista così come in quella del lettore, che non potrà fare altro che addentrarsi nel buio di un’unica stanza in grado di fornire delle risposte.

Inizia in sordina questo romanzo a tratti grottesco, a tratti noir. Ho rivissuto, in alcuni istanti, atmosfere alla Palahniuk e alla Tarantino. Ci troviamo di fronte a un romanzo che, seppur breve, trova le parole necessarie per rispecchiare appieno un’intolleranza alla vita; una vita in cui venire deviati dal proprio passato è all’ordine del giorno, una vita di superficialità, una vita che non ci risparmia catatonici momenti nei quali le azioni risultano meno razionali del solito ma non per questo meno lucide.

Un libro raggelante, in cui all’inizio ti perdi cercando le soluzioni al di fuori. Ma come tutti sappiamo, qualsiasi cosa accada intorno a noi non è quasi mai frutto di circostanze esterne, piuttosto di ciò che ci costituisce, che si rispecchia negli altri e nelle nostre azioni per poi tornare indietro come un boomerang.

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